Il 29 marzo 2020 il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

Tempismo come scelta politica. Si terrà il 29 marzo il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Dopo che l’Ufficio Centrale per i Referendum della Corte di Cassazione ha dichiarato l’ammissibilità del referendum confermativo, il governo è stato celere nell’individuare la prima data utile possibile come da ‘tempi tecnici’ previsti per legge. Praticamente tra due mesi. In fretta e furia. Tempi strettissimi per rendere meno agevole possibile l’informare adeguatamente la popolazione sulla portata di questo referendum.
Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e, peraltro, dei salassi (accettati) di ben più grave portata di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.).

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:
– meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;
– compresse le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’ ed i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni), in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;
– si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi ai vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione);
– aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Indipendenza farà la sua parte nella campagna referendaria collegando questa questione al NO all’autonomia differenziata, al NO ad un’Italia in pezzi e marca meridionale del direttorio euro-carolingio (franco-tedesco) per continuare a costruire una resistenza ed una prospettiva di liberazione per un’altra idea di Italia e di società.

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

Trattandosi di referendum confermativo a norma dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum di validità (chi vota decide!). 

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