Roma, 29 novembre: integrazione europea e regionalismo differenziato, verso la disunione dell’Italia

Unione Europea, MES e regionalismo differenziato: verso la disunione dell’Italia

Roma, venerdì 29 novembre 2019, alle ore 19,30
via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

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Roma, 26 novembre: riunione del coordinamento romano per il ritiro di qualunque autonomia differenziata e seminario sui LEP

A Roma, martedì 26 novembre, via Flaminia 53 (sala Bianca)

– ore 16.00: riunione del “Coordinamento romano per il ritiro di qualunque autonomia differenziata”;

– ore 17.30: seminario su “Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) e art. 3 della Costituzione”. Relatore prof. Claudio De Fiores; presiedono Marina Boscaino e Valerio De Nardo.

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Lega e regionalismo differenziato

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

 

Rapporto Svimez: il Sud Italia sotto il tallone europeo

Come interpretare i drammatici dati emersi dal recente rapporto Svimez sul Sud Italia (qui in sintesi)?

Non vi è altro modo se non porsi, una volta per tutte, nell’ottica di legare l’aumento del divario fra Nord e Sud Italia nel solco del perseguimento del percorso di integrazione federale europea: qualsiasi opposizione al regionalismo differenziato o a sue varianti che non ponga contestualmente in discussione l’assetto di governo sovranazionale è, nella migliore delle ipotesi, una battaglia di retroguardia o una schermaglia per regolare i conti all’interno del recinto dei vassalli italofoni.

D’altro canto la stessa Lega, che ieri rivendicava la ‘Padania’ e oggi si batte per il regionalismo differenziato, non ha mai posto in discussione una prospettiva di integrazione europea. Accettata quell’opzione di fondo, le conseguenze a cascata (tagli, privatizzazioni, aumento della pressione fiscale sui ceti territorialmente vincolati, erosione dei diritti, precarietà…) non sono negoziabili ma sono ricomprese in quella ‘razionalità strategica della crisi’ per giungere, con una nota massima di Milton Friedman, dal ‘politicamente impossibile al politicamente indispensabile’.

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Lega e regionalismo differenziato

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

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Lega e regionalismo differenziato

Le elezioni europee ci hanno consegnato un’Italia con la Lega (Nord) primo partito con percentuali inedite di consenso nei ‘collegi bunker’ del settentrione: record in provincia di Treviso con oltre il 50% dei voti. Già a spoglio in corso Salvini e soci hanno rilanciato sul tema dell’autonomia e del regionalismo differenziato, a ennesima dimostrazione che qualsiasi prospettiva ‘nazionale’ è una pura invenzione a uso e consumo dei media, così come asseriti ‘sovranismi’ vari ed eventuali.

È evidente che quello sia il terreno su cui la Lega punta ad andare all’incasso, direzionando sapientemente il profondo malcontento del Nord funzionalmente agli interessi delle classi dominanti continentali.
Molte delle più rilevanti ragioni di scontento per l’elettorato di riferimento sono derivanti da normative comunitarie (“bail in” nelle crisi bancarie, fattura elettronica, imposizione indiretta come l’IVA…), eppure si vende a quello stesso elettorato l’idea che asservendosi ancor di più all’orbita neocarolingia e divenendone una marca periferica le cose miglioreranno. In altri termini, non solo si vuol mettere la volpe a guardia del pollaio ma anche restringerne l’area, così da agevolarle il lavoro e risparmiarle inutili fatiche.

Queste considerazioni, banali, non sono però oggetto di denuncia da parte delle varie ‘opposizioni’ perché ciò implicherebbe la messa in discussione dell’ordinamento comunitario e degli assetti di governo in tale sede propugnati, fatto impossibile nell’attuale scenario politico. Cosa resta, dunque? Un Paese in cui si acuiranno profonde divisioni con una parte tutt’altro che al riparo da problemi, valga a titolo d’esempio la lettura di autorevoli studi (qui  e qui )che hanno con chiarezza articolato il nesso fra crisi economica e fenomeni suicidiari proprio nel cuore dei feudi leghisti. Storie che pensavamo relegate alla Grecia sotto il tallone della Troika e che invece ci parlano di quell’area che, nella vulgata, è ‘fuori dalla crisi’ e ‘proiettata verso l’Europa’.

Indipendenza non può che ribadire il suo impegno nell’opposizione a questa esiziale dinamica e invita amici e simpatizzanti ad aderire alla pagina della campagna tematica e a divulgare i contenuti del sito tematico  così come a intervenire nei luoghi di lavoro, aggregazione e istruzione per portare la prospettiva di un’alternativa di società su presupposti radicalmente diversi dagli attuali.

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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EUSALP, regionalismo differenziato ed euroregioni. Prove tecniche di colonizzazione

Indicative le dichiarazioni dell’assessore Roberto Marcato (Lega [Nord?]) con tanto di fazzoletto di San Marco in bella vista: a margine di un incontro a Venezia di EUSALP, il programma comunitario dedicato all’arco alpino, l’esponente del partito sedicente ‘sovranista’ esprime con chiarezza una visione convintamente europeistica, tutt’altro che critica nei confronti delle istituzioni comunitarie e assolutamente accondiscendente al modello economico che esse promuovono. Programmi transnazionali come EUSALP, euroregioni (Alpe Adria) e regionalismo differenziato sul piano dell’ordinamento interno sono diversi strumenti operativi per disarticolare le strutture statuali e con esse il portato dei diritti costituzionali, nella prospettiva di creare un arcipelago di aree politicamente prive di rappresentanza, in perenne lotta fra loro per la sopravvivenza sotto il ferreo tallone eurounitario e le sue ricette antipopolari.

Il cosiddetto sovranismo di destra italiano: un’antitesi fattiva

Sovranismo e sovranismo, ovvero, tra ambiguità e coerenze

Salvini e il nuovo corso atlantico trumpiano

“Yes, yes, alalà”, ovvero sovranismo atlantico di destra

Sulla Lega salviniana tutt’altro che ‘sovranista’ e nazionalista

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Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

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Sulla Lega salviniana, tutt’altro che ‘sovranista’ e ‘nazionalista’

C’è chi, in Italia, propone terze vie rispetto a due entità viste come tra loro opposte, e nei confronti delle quali ci si vorrebbe contrapporre: da un lato la “globalizzazione neoliberista” di cui la UE è un’espressione e dall’altro la Lega salviniana “sovranista” e “nazionalista”.

Sono in diversi, salvo rarissime eccezioni, a convenire su detta contrapposizione, un gioco di specchi e di interessi politici che è trasversale a forze politiche interne ed estere, passando per il sistema massmediatico dominante, ad includere, paradossalmente, le stesse entità in questione (istituzioni UE e Lega). Ci si sforza di distinguersi, da angolazioni diverse, proprio assumendo quella opposizione non fondata e mal posta (nel caso della Lega) in quei termini. Se le motivazioni e gli ‘interessi’ sono indubbiamente diversi, convergente è l’interesse a mal attribuire quei concetti (vere e proprie idee-forza) di sovranità e di nazione. In tal modo, a ben vedere, rivelando la propria inconsapevole o inconfessabile internità al quadro sistemico dominante, conflittuale al suo interno, della “globalizzazione neoliberista”.

Nell’analisi di Indipendenza 1. non c’è opposizione tra UE e Lega ma, al più, una diversificazione interna allo stesso mondo global/liberista (tra settori di classe dominante ‘carolingia’ e settori di classe subalterna e sub-dominante ‘padana’ aspirante, peraltro illusoriamente, ad un’ascesa di ‘status’) 2. di “sovranista” e di “nazionalista” nella Lega di Salvini non c’è nulla, ma proprio nulla, ma assolutamente nulla. Il supposto “sovranismo” si è sciolto come neve al sole nel più consono alter-europeismo ‘made in USA’ (fintantoché i carolingi non saranno più ‘accoglienti’…) ed il fantasmagorico “nazionalismo” è il sottile velo che malamente copre appetiti locali di classi lombardo-venete desiderose di transitare in una piattaforma macro-regionalista di circolazione più proficua degli sghei/schei (denaro).

Al netto di un lungo argomentare di esempi, l’obiettivo leghista del “regionalismo differenziato” è infatti la quintessenza della negazione della sovranità nazionale e allo stesso tempo della correlata introiezione ideologica della frantumazione degli Stati-nazione politicamente periferici nell’Unione Europea, con relativa integrazione di porzioni di esso nella sfera carolingia (franco-tedesca).
Insomma, la verniciatura “sovrana” e “nazionale” (nel senso di “italiana” e non più fantasmagoricamente padana) del decantato nuovo corso della Lega salviniana è sempre stata una colossale mistificazione per chi avesse l’occhio attento ai contenuti programmatici. Ci si è presentati “nazionali” proprio per realizzare il tradizionale obiettivo della Lega Nord di transizione in una macro-regione carolingia. Oggi detta verniciatura “sovrana” e “nazionale” si sta scrostando platealmente nel suo essere in sintonia con una prospettiva di implosione/frantumazione dell’Italia non sgradita alle ambizioni di potenza franco-germaniche e di inserimento del nord Italia in una macro-regione satellitare della Germania (leggasi: in condizioni ‘sudiche’, in senso geografico e di trattamento ‘sociale’, con una facilmente prevedibile forte forbice interna di interessi di classe).

Ora, resta un interrogativo che invitiamo a sciogliere: nella variegata (quantunque fortemente ridimensionata) “sinistra” (“moderata”/”radicale”), nella ancora ben più modesta area del cosiddetto “patriottismo costituzionale”, perché si ha interesse a reiterare, nonostante tanti riscontri a contrasto, questa bufala cosmica della Lega salviniana “sovranista” e “nazionalista”?

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

Referendum autonomista un anno dopo: quali snodi attorno al Veneto


Alberto Bagnai: Milano ladrona, Berlino non perdona

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