Contro l’autonomia differenziata: incontro con Loretta Mussi e assemblea nazionale

Autonomia differenziata: disgrega la Repubblica, aumenta le disuguaglianze!

Il caso della sanità regionalizzata con la partecipazione di Loretta Mussi

Incontro telematico

Giovedì 26 gennaio 2023 alle ore 21:00 (info e registrazione gratuita in privato)

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org

Domenica 29 gennaio 2023, dalle 10:00 alle 16:30, al Liceo Classico “Tasso” di Roma, in via Sicilia 168, Assemblea Nazionale dei “Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata”.

‘Autonomia differenziata’: contro l’unità nazionale, della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti

PD Veneto: la costola dell’autonomia differenziata

Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

La mozione finale del 31 ottobre contro ogni ipotesi di autonomia regionale differenziata

Enti locali, autonomia differenziata e taglio dei servizi pubblici


Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Regionalismo differenziato/Stralciato il DDL Boccia: vittoria di tappa!

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Il lato oscuro del regionalismo differenziato

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

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Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Roma, 21 dicembre presidio contro l’autonomia differenziata

PRESIDIO A ROMA PER L’UNITÀ DELLA REPUBBLICA CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

21 dicembre 2022, Roma, dalle 16 alle 19 in Piazza della Rotonda, di fronte al Pantheon

Per il ritiro della bozza di legge Calderoli!

Per il ritiro dell’art. 143 della Legge di Bilancio!

C’è una grave novità nell’articolo 143 della Legge di Bilancio: si prevede di definire entro sei mesi i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), passando attraverso una Cabina di regia, “ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. L’articolo in questione prevede tra l’altro che, qualora la Cabina di regia non arrivi a determinare i LEP entro i termini stabiliti, venga nominato entro trenta giorni un Commissario per concludere il percorso.

Con questo articolo il governo cerca da un lato di aggirare le critiche che da più parti si sono levate a livello nazionale contro l’Autonomia differenziata, dall’altro di strumentalizzare addirittura queste critiche, utilizzando i LEP per accelerare il processo. La determinazione “commissariata” dei LEP, lungi dal rallentare o addirittura impedire l’Autonomia differenziata, viene oggi utilizzata chiaramente come lo strumento per assicurarne l’attuazione.

Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata ritiene che il riduzionismo dei diritti civili e sociali dei cittadini tradotti in “prestazioni”, per giunta “essenziali”, sia solo una delle gravi derive prodotte dal regionalismo. Se realizzato, nelle 23 materie previste dall’art. 116, c. 3, il decentramento legislativo porterebbe comunque alla disarticolazione della Repubblica e delle politiche pubbliche, con normative diverse, tipologie di contratti di lavoro diverse, concorrenza al ribasso sui diritti tra i territori (per attrarre investimenti al minor costo del lavoro possibile).

Sarebbe importante capire a quali LEP si riferisce la Legge di Bilancio del governo Meloni.

L’art. 143 ribadisce testualmente che la Cabina di regia dovrebbe partire da “una ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio”, per poi definire i LEP “nell’ambito degli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente”.

Queste formulazioni non lasciano spazio ad equivoci: i LEP devono essere veramente “essenziali”, cioè minimi. Infatti, delle due, l’una: o la “spesa storica” verrà confermata, sancendo così definitivamente l’impossibilità del superamento degli attuali enormi divari tra le diverse aree del Paese, oppure si procederà ad una “compensazione”, togliendo finanziamenti alle zone che ne ricevono di più, per trasferirli a quelle svantaggiate. Gli stanziamenti “a legislazione vigente” impediscono infatti, a priori, qualunque ipotesi di maggiori investimenti per aumentare i livelli delle prestazioni laddove servirebbe.

Tutto ciò, nella prospettiva dell’Autonomia differenziata, è strumentale a privatizzare i servizi, esternalizzarli e a ridurne i costi.

I Livelli Essenziali Assistenza (LEA), già in vigore da molti anni nella sanità, lo dimostrano, al sud in modo eclatante, ma anche al nord in modo sempre più drammatico: si tratta di livelli che non garantiscono il diritto alla salute, alle cure, alla prevenzione, con buona pace dei diritti incomprimibili. Chi può, supplisce alle carenze di personale, di reparti e di ospedali, con il “turismo sanitario”, che poi genera flussi finanziari in uscita proprio dalle regioni con minori dotazioni, verso quelle più ricche.

Di LEA si muore sempre di più e ora si vorrebbe imporre lo stesso modello per tutti i servizi, per giunta con tempi contingentati e con organismi tecnici che esautorano il Parlamento, relativamente a scelte fondamentali dalle quali dipendono i diritti civili e sociali dei cittadini.

Il momento è dunque grave: la bozza Calderoli e l’art. 143 della Legge di bilancio, produrrebbero un effetto micidiale sulla coesione nazionale.

Nelle ultime settimane, anche se ancora parzialmente, il tema dell’Autonomia differenziata è diventato oggetto di discussione pubblica. Tuttavia, i lavoratori e i cittadini non sono ancora pienamente consapevoli di cosa rappresenti l’Autonomia differenziata, né di quali pericoli riservi, per le loro vite, la sua attuazione.

Per questi motivi, il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata e le 700 realtà sociali e sindacali della campagna non per noi ma per tutti e tutte saranno in piazza a Roma, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19.

Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti

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PD Veneto: la costola dell’autonomia differenziata

Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

La mozione finale del 31 ottobre contro ogni ipotesi di autonomia regionale differenziata

Enti locali, autonomia differenziata e taglio dei servizi pubblici


Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Regionalismo differenziato/Stralciato il DDL Boccia: vittoria di tappa!

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

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Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Indipendenza per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Alberto Leoncini (Indipendenza, Treviso) interviene nella mobilitazione per il ritiro di qualunque autonomia differenziata proseguendo la maratona iniziata alla manifestazione del 21 dicembre 2021, Roma, Piazza SS. Apostoli.

lo stralcio dal minuto 16,50 dopo Gregorio De Falco, Paola Nugnes e Rita Campioni

il canale del Coordinamento per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

La mozione finale del 31 ottobre contro ogni ipotesi di autonomia regionale differenziata

Enti locali, autonomia differenziata e taglio dei servizi pubblici


Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

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Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Il lato oscuro del regionalismo differenziato

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Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

In un’Italia in cui si scaricano ‘contatori’ dal referendum ‘autonomista’ e si ripropongono boicottaggi al ‘nordico’ panettone da accantonare a favore dei tradizionali dolci natalizi della tradizione meridionale si appresta a essere nuovamente introdotta, in concomitanza con la legge di bilancio, l’autonomia differenziata. Il 21 dicembre saremo in piazza contro lo specifico provvedimento, contro le prospettive centrifughe funzionali e serventi alle dinamiche eurofederaliste ma anche contro la concezione padronale delle istituzioni che Zaia esprime: non ‘azionisti’ ma cittadini, non dividendi ma diritti.

Proprio il Piave -o la Piave, per i cultori della toponomastica tradizionale- richiamato nel servizio è il simbolo per eccellenza, non a caso definito a ogni ponte ‘fiume sacro alla Patria’, dello sforzo corale e unitario compiuto dalle genti di ogni angolo dello stivale per arrestare l’avanzata del nemico, nel mentre le popolazioni sfollate venivano trasferite e accolte non di rado proprio nel Sud Italia.

Opporsi all’autonomia differenziata è un’opzione qualificante: regionalismo e integrazione europea vanno di pari passo da sempre, così come l’applicazione dei dogmi neoliberisti fatti di privatizzazione dei servizi (scuola, sanità, trasporti) e cannibalizzazione della sfera pubblica (inquinamento di aria e acqua, grandi opere e grandi eventi, cemento, allevamenti intensivi, monoculture agricole e turistiche) ha nel Veneto un modello da manuale.

Non a caso si parla solo di imposizione fiscale: qualsiasi politica pubblica attiva non finanziata attraverso la leva tributaria è da escludersi in radice e l’autonomia segnerà la definitiva consegna di qualsiasi scelta istituzionale per i cittadini veneti alle forze economiche che sono qui egemoni e alle direttrici mercatiste europee.

La pessima china in cui tale mutazione istituzionale s’inscrive va letta nella prospettiva del parlamento tagliato dal 2023, le spinte presidenzialiste ormai ampiamente sdoganate nel dibattito pubblico e, ultimo ma non meno importante, il commissariamento UE via PNRR e affini.

Un futuro radioso, non c’è che dire!

Alberto Leoncini (Indipendenza, Treviso)

la manifestazione del 21 dicembre 2021 è integralmente visibile al link

dopo l’assemblea del 31 ottobre, di cui diamo resoconto qui

Resoconto assemblea nazionale contro ogni autonomia differenziata

sono giunte numerose adesioni alla mozione finale, tra le quali la nostra a testimonianza del fattivo impegno sul fronte dell’opposizione al regionalismo differenziato come risvolto sull’ordinamento interno del processo federalistico europeo e come tappa nella disgregazione della dimensione nazionale.

In seno al Comitato è attiva la mobilitazione anche per coinvolgere i parlamentari contrari a tale scempio, seguiranno in questo senso aggiornamenti.

mozione-finale-assemblea-nazionaleDownload

Contro l’autonomia differenziata in piazza il 21 dicembre 2021

Il 21 dicembre 2021 saremo in piazza per manifestare contro il DDL in collegato alla legge di bilancio. Presidio dalle h. 14,00 a Piazza SS. Apostoli- Roma

La mozione finale del 31 ottobre contro ogni ipotesi di autonomia regionale differenziata

Enti locali, autonomia differenziata e taglio dei servizi pubblici


Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Regionalismo differenziato/Stralciato il DDL Boccia: vittoria di tappa!

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Il lato oscuro del regionalismo differenziato

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Roma: 31 ottobre, organizzazione e opposizione al regionalismo differenziato

Domenica 31 ottobre 2021, a Roma, dalle ore 9:30 alle ore 16:30, assemblea dei “Comitati contro qualunque Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti”

Diversamente da quanto annunciato, l’incontro si terrà al Centro Culturale La Strada/CSOA La Strada

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No al regionalismo differenziato: la dichiarazione dell’Esecutivo Nazionale del 28 dicembre 2020

“Comitato per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, la rimozione delle diseguaglianze”

Dichiarazione dell’Esecutivo Nazionale – 28 dicembre 2020 Il DDL sull’Autonomia Differenziata stralciato dalla Legge di Bilancio! Più che mai: ritiro di qualunque progetto di Autonomia Differenziata!

Mentre il 18 dicembre tante cittadine e tanti cittadini manifestavano in tutta Italia, in 25 città –davanti alle prefetture o alla sedi delle Regioni– per lo stralcio dalla Legge di bilancio del DDL di applicazione dell’Autonomia Differenziata, a Roma si svolgeva per quattro ore il presidio davanti al Parlamento, con diversi parlamentari che uscivano dall’Aula per discutere con i promotori della mobilitazione.

È da queste e questi parlamentari che si è appreso che il DDL sull’Autonomia differenziata è stato stralciato dalla Legge di bilancio, notizia confermata nei giorni successivi. A queste e questi parlamentari, che si sono pubblicamente dichiarati solidali con la nostra lotta, chiederemo quanto prima un incontro.

Si tratta di un primo successo importante: un pericolo è stato sventato, l’irreparabile non si è realizzato, le possibilità di fermare l’Autonomia differenziata restano intatte.Questo risultato è prima di tutto il frutto della mobilitazione di questi anni e in particolare degli ultimi mesi, che ci ha visto ad ottobre lanciare per primi l’allarme sulla Legge di bilancio e poi, insieme alla Rete dei Numeri Pari, promuovere una Lettera Aperta ai parlamentari e la mobilitazione stessa.

Una mobilitazione che ha visto i Comitati territoriali organizzare riunioni, assemblee, momenti informativi, costruendo così il successo del 18 dicembre, anticipato –il giorno prima– da una straordinaria conferenza di lancio con la Rete dei Numeri Pari, seguita da alcune migliaia di persone, con la partecipazione di costituzionalisti, economisti, giornalisti, esponenti dell’associazionismo, di partiti e sindacati.

Non c’è dubbio: un nuovo passo avanti è stato fatto per unirci dal Nord al Sud in un vero cordone di lotta e resistenza alla divisione della Repubblica, per affermare che essa non può che essere “una e indivisibile”, fondata sulla solidarietà, sui diritti sociali e sull’uguaglianza di tutti i cittadini.

D’altra parte, è innegabile che questo risultato è legato ad un altro fatto: la crisi del Covid-19 ha portato alla luce del sole il fallimento della prima regionalizzazione (“riforma” del Titolo V) e quindi ha indirizzato le voci di tanti esperti, associazioni storiche delle lotte per la democrazia, associazioni di difesa della sanità e della scuola pubblica, ambientaliste, esponenti politici e sindacali, cittadini di tutto il Paese e di ogni idea politica: tutti indignati che in un momento grave come quello che viviamo, con uno scontro istituzionale come quello in atto tra Stato e Regioni (frutto appunto di una regionalizzazione che è già andata sin troppo avanti), si potesse anche solo pensare di fare un nuovo passo nella direzione che ha già prodotto danni tanto grandi.Ma se la mobilitazione e l’indignazione sono riuscite ad imporre per il momento uno stop, nondimeno sappiamo che il pericolo non è scomparso, anzi.Innanzitutto perché l’Autonomia differenziata viene richiesta a gran voce da diverse Regioni (al Veneto, alla Lombardia e all’Emilia-Romagna si sono aggiunti il Piemonte e il Friuli-Venezia-Giulia); in secondo luogo perché il governo non ha abbandonato il progetto di una Legge quadro che ne permetterebbe il varo; infine, perché l’opposizione spinge per accelerare in questo senso.

Noi lo diciamo chiaramente: un solo passo in più su questa strada può avere conseguenze pericolosissime e aprire scenari inquietanti.

La “riforma” del Titolo V lo dimostra: i processi che vengono innescati attribuendo maggiori poteri politici alle Regioni possono anche rimanere più o meno sopiti per un certo tempo, ma quando esplodono hanno conseguenze gravissime. Oggi, con la crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo, sarebbe da irresponsabili lasciare spazio a nuovi poteri alle Regioni, su 23 materie che coinvolgono la dimensione economica, legislativa e sociale del Paese e che arrivano a delineare rapporti diretti tra le Regioni stesse e l’Unione Europea.

Non è per nulla esagerato dire che un ulteriore passo in questa direzione, tanto più in un Paese nel quale la criminalità organizzata ha il ruolo che tutti conosciamo, aprirebbe davvero lo scenario di venti piccole Italie in lotta tra di loro e con lo Stato centrale, ampliando ulteriormente le diseguaglianze.

Per questo oggi, sventato il primo pericolo, è necessario mettere uno stop definitivo a questa prospettiva, innanzitutto con il ritiro di qualunque ipotesi di Legge quadro o di DDL applicativo del comma 3° dell’articolo 116 della Costituzione (*) e quindi con l’abrogazione di questo stesso comma.Certo, siamo coscienti che ciò non esaurirebbe la discussione su come rimediare ai danni portati dalla riforma del Titolo V, né su come promuovere davvero una sanità e una scuola pubblica di qualità, uguali in tutta Italia, né su come garantire una politica nazionale che metta insieme il diritto al lavoro, i diritti del lavoro e la salvaguardia dell’ambiente, né su quali rapporti debbano esistere tra Stato centrale e amministrazioni locali per conseguire questi obiettivi.Ma un dato è certo: queste discussioni non potranno nemmeno cominciare se nel frattempo l’Autonomia differenziata verrà varata, dando così il via ad un processo disgregativo irreversibile.

Il Covid, nella sua tragicità, sta aprendo gli occhi di tutti sul valore della sanità pubblica, dei diritti uguali per tutti, dei danni delle privatizzazioni che non avrebbero più limiti con l’Autonomia differenziata.

La nostra lotta, lanciata in ben altre condizioni all’inizio dell’estate 2019, è più attuale che mai.Un primo risultato è stato ottenuto: ripartiamo da questo primo successo, coscienti che solo la cancellazione definitiva del pericolo dell’Autonomia differenziata potrà aprire la porta alla riparazione dei danni prodotti in questi anni e alla realizzazione dei principi contenuti nella prima parte della Costituzione.

Per questo diamo fin d’ora appuntamento –ai Comitati di scopo, alle 120 associazioni che hanno sottoscritto il primo appello, a chiunque voglia partecipare– ad una nuova assemblea generale online, venerdì 15 gennaio 2021, ore 18, per discutere come continuare la mobilitazione.(*)

Il comma 3° dell’art. 116 della Costituzione riformato nel 2001 è quello che permette l’Autonomia differenziata attraverso la concessione di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” alle Regioni a statuto ordinario.

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

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Regionalismo differenziato/Stralciato il DDL Boccia: vittoria di tappa!

Per ora non passa! Il ddl Boccia collegato alla Legge di Bilancio è stato stralciato. La notizia era cominciata a girare in piazza già venerdì 18 dicembre 2020, nel corso della mobilitazione promossa in decine di città e a Roma (in piazza Monte Citorio, davanti al Parlamento) dal “Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata” (di cui Indipendenza è tra i soggetti fondatori) e dalla Rete dei Numeri Pari / Società della Cura.

Un risultato positivo, dunque, a ricordare che le mobilitazioni e le lotte pagano. Si tratta però di un risultato di tappa di questi circa ultimi due anni. Ora il Comitato Nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata intende aprire un dibattito sul Titolo V della Costituzione e arrivare intanto alla cancellazione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione per garantire uniformità dei diritti e delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, in un Paese sempre più frammentato e disunito, con cittadini di serie A, B e persino Z, “differenziati” a seconda del luogo di residenza. In questi anni la regionalizzazione ha dato prova di sé anche nel Servizio Sanitario Nazionale con gli enormi, incalcolabili disastri sotto gli occhi di tutti, dalla limitazione se non negazione del diritto alla salute da un lato al lucro delle privatizzazioni per consorterie politico/affaristiche dall’altro.

È quindi tutt’altro che smantellato il processo in essere di regionalizzare 23 materie, di costruire 20 piccole regioni nella prospettiva federale di un’Italia a pezzi del tutto europeizzata, con una gestione suppostamente autonoma –ad esempio– del sistema scolastico, della tutela del territorio e dell’ambiente, dei contratti di lavoro, del gettito fiscale, inevitabilmente sottratti al perimetro pubblico per via di costi che nemmeno una tassazione esorbitante sarebbe in grado di coprire e lasciando così sempre più spazio alle privatizzazioni, all’aumento delle disuguaglianze, al profitto di pochi contro i bisogni e i diritti di tutti, frammentando ulteriormente l’unità della Repubblica.

Indipendenza continuerà a fare la sua parte in termini di militanza e di analisi. Ci appare parziale la lettura che alcuni fanno del regionalismo come “secessionismo dei ricchi”, perché circoscrive tale ‘nodo’ a interessi esclusivamente interni al Paese ignorando le potenti forze che lo sollecitano dall’esterno, che addita le destre e la Lega in particolare (il che ci sta certamente…) ma attenua (talvolta addirittura bypassa) il regionalismo delle sinistre europeiste e ‘liberal’, che sottovaluta le ambizioni trasversali di oligarchie per la gestione anche di certi livelli di potere locale e soprattutto rimuove tragicamente l’internità del regionalismo al progetto d’integrazione euro-unionista che passa per lo sgretolamento di alcuni Stati come l’Italia.

Allora, a nostro avviso, certamente “No al regionalismo differenziato”, “Sì all’unità della Repubblica”, “Sì alla rimozione delle disuguaglianze” e quindi alla riaffermazione dei diritti sociali, ma perché questo si realizzi, perché sia immaginabile un cambiamento di società, assolutamente sì all’assunzione della centralità della questione nazionale italiana in termini di conquista della sovranità nazionale e popolare, di non-dipendenza da vincoli e direttive di oligarchie interne ed esterne al Paese, di rottura con l’impianto neo-liberale –confederale o federale che sia– dell’Unione Europea quali premesse indispensabili per la rinascita e la liberazione.

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

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Per una società della cura: bilancio di una giornata di mobilitazioni popolari

La giornata di sabato 21 novembre 2020 ha visto una grande mobilitazione nazionale in tante città e paesi per «una sanità pubblica, gratuita, universale e di qualità», assunzioni di personale infermieristico-medico, riapertura degli ospedali, e altro di similare su scuola, trasporto, beni demaniali, eccetera. Forte si è fatta sentire anche la necessità del ritiro di ogni autonomia differenziata che, nelle regioni, tanti disastri a tutto campo ha concorso ad accumulare nel tempo.

Si può dire che sia maturata la consapevolezza dell’urgenza e necessità del ritorno pieno dello Stato ad un ruolo di direzione, gestione e controllo? Che sia divenuto chiaro quanto radicalmente i bisogni delle classi popolari confliggano con l’impianto neoliberistico del processo di integrazione europea e con gli interessi delle collegate oligarchie economico-finanziarie nel nostro Paese? Che in strati significativi della società italiana sia finalmente acquisito il convincimento che ci si debba battere per ripudiare le direttive euro-unioniste assunte sempre più supinamente, da oltre un settantennio, dai governi di ogni tendenza del panorama ‘liberal’ succedutisi in Italia e riscrivere un reticolato di norme d’interesse pubblico e di rapporti sociali ‘altri’? Che il concetto di sovranità (peraltro evocato nell’art. 1 della Costituzione italiana) non sia più da utilizzare ‘a sinistra’ come fosse un insulto, una bestemmia e mistificato ‘a destra’? Che le rivendicazioni della sovranità nazionale e popolare, dell’indipendenza, di una Patria dei pieni diritti sociali siano finalmente assunte come asse unificante delle classi dominate di questo Paese per una prospettiva di liberazione, di alternativa di società?

Non siamo così convinti che di questo si possa parlare in maniera perentoria dopo la giornata del 21. Abbiamo però due certezze: che i ‘nodi’ irrisolti di cui sopra sono ormai assunti e compresi sempre più diffusamente tra gli strati popolari e che, per scioglierli, le idee forza che connotano Indipendenza dalla sua nascita (1986) si stanno facendo strada e non si è più soli a sostenerle.

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

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Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Venerdì 18 dicembre 2020 manifestazioni in decine di città italiane contro l’autonomia differenziata (a Roma in piazza di Monte Citorio, dalle 14,30 alle 18,30. A h.1, 16 min intervento di Francesco Labonia).

Questa mobilitazione avviene in concomitanza con l’avvio in parlamento della discussione della legge di bilancio che contiene, salvo ripensamenti dell’ultima ora, il ddl Boccia nel suo collegato e uno stanziamento per la cosiddetta “perequazione” fra le regioni.

L’iniziativa è promossa dal “Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata” (di cui Indipendenza è tra i soggetti fondatori) e la “Società della Cura”.

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

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Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

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