Secessione dei ricchi: una conclamata fandonia

Alcune sere fa, durante la videoconferenza di Indipendenza sul regionalismo differenziato, citavo il fatto che la retorica della ‘secessione dei ricchi’ rispetto al Nord Italia fosse una enorme bugia.
Evidenziavo il fatto che sarebbe sufficiente andare in un centro della Caritas per rendersi conto di quale sia la realtà anche in una zona ‘ricca’ come il Veneto.
Indicativo in questo senso che stasera proprio il direttore della Caritas di Treviso venga oggi intervistato da TG2000 sul drammatico crollo delle condizioni materiali di vita di larghi strati della popolazione. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.
 

Alberto Leoncini, Treviso

Sulle Olimpiadi della neve del 2026

Lo sport non è un fatto politicamente neutro e “Indipendenza” ne è profondamente convinta: laddove ci sono masse è necessario intervenire per la formulazione di un’alternativa di società. L’assegnazione al tandem Milano-Cortina delle Olimpiadi della neve 2026 è un fatto potenzialmente foriero di importanti sviluppi: si tratta di una vero banco di prova per quel fronte lombardo-veneto trasversale ai partiti che punta, senza nemmeno troppo nasconderlo, alla fine dell’Italia nella sua dimensione nazionale articolando un livello di inedita subalternità agli assetti neocarolingi già oggi egemoni in Europa.

In un quadro tutt’altro che di ‘ripresa’ si punta al ‘grande evento’ (prima Expo, ora le Olimpiadi a Milano e i mondiali di sci del 2021 a Cortina), relativamente lontano nel tempo per parlare d’altro, distrarre e inseguire improbabili chimere, come se i ruderi degli impianti di Italia ’90, delle olimpiadi di Torino 2006 e dei mondiali di nuoto di Roma 2009 nulla avessero insegnato.

Vi è però un convitato di pietra: l’Alto Adige, anch’esso sempre più spinto in un’orbita centrifuga dalle locali forze politiche, decisamente propense a uno sganciamento dall’Italia, con il favore peraltro del Partito Democratico, tradizionalmente vicino alla SVP (Partito Popolare Sudtirolese, che ospitò Maria Elena Boschi nel celebre collegio di Bolzano alle scorse politiche). In tale area si terranno svariate gare dei previsti giochi. Anche tale elemento chiarisce quale dimensione sarà sottesa alla manifestazione a cinque cerchi: una fiaccola con cui sarà facile scottarsi. (Alberto Leoncini – Indipendenza, Treviso)

Enzo Scandurra: Le Olimpiadi sostenibili, l’ultima retorica di un Paese disperato

Lega e regionalismo differenziato

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Treviso: protesta lavoratori Sirti. Impresa pubblica e nazionalizzazioni, altro che regionalismo differenziato!

Protesta oggi a Treviso dei lavoratori Sirti , società già facente parte della ‘galassia IRI’, la grande conglomerata pubblica che è stata una delle forze motrici dello sviluppo italiano del secondo dopoguerra.

Una vicenda emblematica perché sintetizza molti nodi che stanno venendo al pettine:
1) Il Nord Est è e resta nel pieno della crisi anche nei settori, come le telecomunicazioni, sbandierati dalla narrazione dominante come più promettenti o al riparo;
2) La grande narrazione sull’efficienza, i miglioramenti, e la crescita occupazionale (!) derivante dalla privatizzazioni si infrange per l’ennesima volta contro la dura realtà, di segno opposto;
3) I grandi assi infrastrutturali e complessi industriali/produttivi devono immediatamente ritrovare una radicata e lungimirante presenza pubblica orientata su base nazionale, altro che regionalismi differenziati e fumisterie europee.

Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà ai lavoratori in lotta!

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

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Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Il lato oscuro del regionalismo differenziato

Nella retorica delle forze politiche –tutte– che a vario titolo hanno sostenuto le iniziative referendarie autonomiste in Veneto e Lombardia (22 ottobre 2017) era sotteso un messaggio che si può riassumere in questi termini: “sostenere il referendum autonomista è comunque un elemento positivo per tutto il Paese perché avvicina i cittadini alle scelte politiche e in prospettiva porterà a maggiore efficienza con una responsabilizzazione degli enti regionali rispetto alle risorse dei loro territori: le regioni del Nord sono maggiormente ‘pronte’ e quindi è giusto che inizino questo percorso”. Tra l’altro questa era la retorica agitata dalla ‘democratica’ Emilia Romagna supinamente accodatasi ai leghisti veneti e lombardi.

Ora, al di là del fatto che nessuna emancipazione sociale è possibile all’interno del quadro vincolistico eurounitario né che mai è stato in discussione alcuno sganciamento dalle politiche neoliberiste derivanti da tale istituzione, c’è un elemento assolutamente sottovalutato, cioè che l’iniziativa fosse stata concepita come apertamente secessionista.
Andiamo con ordine.

All’inizio del 2014 gruppi indipendentisti veneti lanciano la votazione on line plebiscito.eu per domandare l’indipendenza del Veneto. Zaia si schiera a favore dell’iniziativa e spiega a chiare lettere come intende proseguirne il solco e, nei fatti, la legittima. 

In quello stesso anno si tiene il Basta Euro Tour di Claudio Borghi in concomitanza con la campagna per le elezioni europee, con una tappa anche a Treviso. A quell’appuntamento partecipa anche Luca Zaia, con un intervento che dice meglio di chiunque altro la strumentalità delle posizioni ‘eurocritiche’ della Lega, che in realtà è da sempre un partito vassallo della Germania e della sua orbita di dominio:

Poche settimane dopo viene emanata la legge regionale del Veneto 16/2014 con inequivoco titolo: “Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto” .

Tale legge, naturalmente, cadde sotto la scure della Corte Costituzionale con la sentenza 118/2015, di cui si cita il passaggio chiave: “Una iniziativa referendaria che, come quella in esame, contraddica l’unità della Repubblica non potrebbe mai tradursi in un legittimo esercizio del potere da parte delle istituzioni regionali e si pone perciò extra ordinem”.

Non solo quindi il brodo di coltura secessionista è evidente fin dalla genesi dell’operazione quanto, anche, la funzionalità di tale processo all’integrazione sovranazionale e all’attrazione delle aree del Nord Italia nella prospettiva di renderle dei satelliti del blocco economico-politico neocarolingio.

C’è un passaggio, però, su cui si richiama l’attenzione: l’agitazione dell’interesse ‘nazionale’ sbandierato dalle forze politiche dominanti per sdoganare le politiche austeritarie e l’adesione alla gabbia liberista dell’Unione Europea sono un mero paravento. Quando concretamente si tratta di contrastare dinamiche disgregative dell’unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5 Costituzione), provengano esse dall’interno come dall’esterno, le connivenze della nostra classe dirigente con i blocchi dominanti europei o atlantici non mancano di palesarsi.

“Indipendenza” rifiuta questo stato di cose, anzi è attivamente impegnata per organizzare politicamente il contrasto a questa nuova, inedita, modalità disgregativa del nostro quadro istituzionale, politico ed economico.

Indipendenza
14 febbraio 2019

La bozza dell’intesa da roars.it 

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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