Secessione dei ricchi: una conclamata fandonia

Alcune sere fa, durante la videoconferenza di Indipendenza sul regionalismo differenziato, citavo il fatto che la retorica della ‘secessione dei ricchi’ rispetto al Nord Italia fosse una enorme bugia.
Evidenziavo il fatto che sarebbe sufficiente andare in un centro della Caritas per rendersi conto di quale sia la realtà anche in una zona ‘ricca’ come il Veneto.
Indicativo in questo senso che stasera proprio il direttore della Caritas di Treviso venga oggi intervistato da TG2000 sul drammatico crollo delle condizioni materiali di vita di larghi strati della popolazione. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.
 

Alberto Leoncini, Treviso

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

l’intervento sul regionalismo differenziato tenuto da Alberto Leoncini, della direzione politica di “Indipendenza”, associazione che ha promosso a Roma il convegno “Quale sovranità in Italia: atlantica, carolingia o nazionale?” (11 maggio 2019).

Nella relazione (“Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale”) si mettono in evidenza le dinamiche regionaliste incentivate dalla UE, tappa intermedia per la disarticolazione degli Stati nazionali percepiti quali luoghi di garanzie e diritti (sociali in primis) possibilmente sempre più effettivi.

Nel nome della ‘competizione tra territori’ la dinamica in atto mira a creare livelli di governo subnazionali e transnazionali –le euroregioni– finalizzate a tirare la volata all’integrazione federale europea, per la quale l’indipendenza e la sovranità nazionali sono fastidiosi intralci al libero dispiegarsi delle forze economiche e geopolitiche di cui è espressione e braccio operativo.

L’attuale fase, caratterizzata da una spinta rivendicazione autonomistica da parte di tre regioni (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) si inserisce in un solco pluridecennale e trova i propri fondamenti nella sciagurata riforma del Titolo Quinto della seconda parte della Costituzione varata nel 2001 dal centrosinistra. Questa riforma, fra l’altro, ha introdotto all’art. 117, quello che ha ridisegnato il riparto fra Stato e regioni della potestà legislativa,  l’obbligo di coerenza all’ordinamento comunitario della legislazione nazionale. Insomma, regioni sempre più ‘autonome’, purché non si fiati sui diktat europei.

All’epoca, come ora, “Indipendenza” intervenne –con azioni e informazioni– opponendosi. Nel sito tematico dedicato alla campagna (https://noregionalismodifferenziato.home.blog/) sono riportate le nostre prese di posizione sulle riforme costituzionali del 2001 e di quella, tentata dal centrodestra e fortunatamente bocciata, del 2006.

L’intervento di cui sopra si inscrive in tale solco e intende saldare la critica al regionalismo differenziato con il rifiuto del contestuale svuotamento delle prerogative statuali da parte degli enti sovranazionali, a partire –ma senza a ciò limitarsi– dall’Unione Europea.

Indipendenza su byoblu.com

I VIDEO

Lega e regionalismo differenziato

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

https://noregionalismodifferenziato.home.blog/

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Lega e regionalismo differenziato

Le elezioni europee ci hanno consegnato un’Italia con la Lega (Nord) primo partito con percentuali inedite di consenso nei ‘collegi bunker’ del settentrione: record in provincia di Treviso con oltre il 50% dei voti. Già a spoglio in corso Salvini e soci hanno rilanciato sul tema dell’autonomia e del regionalismo differenziato, a ennesima dimostrazione che qualsiasi prospettiva ‘nazionale’ è una pura invenzione a uso e consumo dei media, così come asseriti ‘sovranismi’ vari ed eventuali.

È evidente che quello sia il terreno su cui la Lega punta ad andare all’incasso, direzionando sapientemente il profondo malcontento del Nord funzionalmente agli interessi delle classi dominanti continentali.
Molte delle più rilevanti ragioni di scontento per l’elettorato di riferimento sono derivanti da normative comunitarie (“bail in” nelle crisi bancarie, fattura elettronica, imposizione indiretta come l’IVA…), eppure si vende a quello stesso elettorato l’idea che asservendosi ancor di più all’orbita neocarolingia e divenendone una marca periferica le cose miglioreranno. In altri termini, non solo si vuol mettere la volpe a guardia del pollaio ma anche restringerne l’area, così da agevolarle il lavoro e risparmiarle inutili fatiche.

Queste considerazioni, banali, non sono però oggetto di denuncia da parte delle varie ‘opposizioni’ perché ciò implicherebbe la messa in discussione dell’ordinamento comunitario e degli assetti di governo in tale sede propugnati, fatto impossibile nell’attuale scenario politico. Cosa resta, dunque? Un Paese in cui si acuiranno profonde divisioni con una parte tutt’altro che al riparo da problemi, valga a titolo d’esempio la lettura di autorevoli studi (qui  e qui )che hanno con chiarezza articolato il nesso fra crisi economica e fenomeni suicidiari proprio nel cuore dei feudi leghisti. Storie che pensavamo relegate alla Grecia sotto il tallone della Troika e che invece ci parlano di quell’area che, nella vulgata, è ‘fuori dalla crisi’ e ‘proiettata verso l’Europa’.

Indipendenza non può che ribadire il suo impegno nell’opposizione a questa esiziale dinamica e invita amici e simpatizzanti ad aderire alla pagina della campagna tematica e a divulgare i contenuti del sito tematico  così come a intervenire nei luoghi di lavoro, aggregazione e istruzione per portare la prospettiva di un’alternativa di società su presupposti radicalmente diversi dagli attuali.

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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EUSALP, regionalismo differenziato ed euroregioni. Prove tecniche di colonizzazione

Indicative le dichiarazioni dell’assessore Roberto Marcato (Lega [Nord?]) con tanto di fazzoletto di San Marco in bella vista: a margine di un incontro a Venezia di EUSALP, il programma comunitario dedicato all’arco alpino, l’esponente del partito sedicente ‘sovranista’ esprime con chiarezza una visione convintamente europeistica, tutt’altro che critica nei confronti delle istituzioni comunitarie e assolutamente accondiscendente al modello economico che esse promuovono. Programmi transnazionali come EUSALP, euroregioni (Alpe Adria) e regionalismo differenziato sul piano dell’ordinamento interno sono diversi strumenti operativi per disarticolare le strutture statuali e con esse il portato dei diritti costituzionali, nella prospettiva di creare un arcipelago di aree politicamente prive di rappresentanza, in perenne lotta fra loro per la sopravvivenza sotto il ferreo tallone eurounitario e le sue ricette antipopolari.

Il cosiddetto sovranismo di destra italiano: un’antitesi fattiva

Sovranismo e sovranismo, ovvero, tra ambiguità e coerenze

Salvini e il nuovo corso atlantico trumpiano

“Yes, yes, alalà”, ovvero sovranismo atlantico di destra

Sulla Lega salviniana tutt’altro che ‘sovranista’ e nazionalista

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato e olimpiadi

Che il regionalismo differenziato sia un tema che occupi Governo e Parlamento e non chi “rappresenta l’unità nazionale” (art. 87 Cost.), come ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha davvero dell’incredibile, come se non fosse patente l’intento disgregativo di tali dinamiche.

Certo è coerente con l’accettazione dei vincoli e dell’orizzonte europeo come unica prospettiva possibile e in questo senso, se non ci si scandalizza per quest’ultimo, si può tranquillamente accettare che alcune regioni diventino una marca periferica del blocco neocarolingio.

Quanto alle olimpiadi della neve del 2026, grottesco che prima si lancino allarmi sul cambiamento climatico, poi si sostengano i soliti fallimentari modelli del ‘capitalismo dei disastri’, coerenti con il modello di sviluppo mordi-(sfrutta)-e-fuggi .

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Sulla Lega salviniana, tutt’altro che ‘sovranista’ e ‘nazionalista’

C’è chi, in Italia, propone terze vie rispetto a due entità viste come tra loro opposte, e nei confronti delle quali ci si vorrebbe contrapporre: da un lato la “globalizzazione neoliberista” di cui la UE è un’espressione e dall’altro la Lega salviniana “sovranista” e “nazionalista”.

Sono in diversi, salvo rarissime eccezioni, a convenire su detta contrapposizione, un gioco di specchi e di interessi politici che è trasversale a forze politiche interne ed estere, passando per il sistema massmediatico dominante, ad includere, paradossalmente, le stesse entità in questione (istituzioni UE e Lega). Ci si sforza di distinguersi, da angolazioni diverse, proprio assumendo quella opposizione non fondata e mal posta (nel caso della Lega) in quei termini. Se le motivazioni e gli ‘interessi’ sono indubbiamente diversi, convergente è l’interesse a mal attribuire quei concetti (vere e proprie idee-forza) di sovranità e di nazione. In tal modo, a ben vedere, rivelando la propria inconsapevole o inconfessabile internità al quadro sistemico dominante, conflittuale al suo interno, della “globalizzazione neoliberista”.

Nell’analisi di Indipendenza 1. non c’è opposizione tra UE e Lega ma, al più, una diversificazione interna allo stesso mondo global/liberista (tra settori di classe dominante ‘carolingia’ e settori di classe subalterna e sub-dominante ‘padana’ aspirante, peraltro illusoriamente, ad un’ascesa di ‘status’) 2. di “sovranista” e di “nazionalista” nella Lega di Salvini non c’è nulla, ma proprio nulla, ma assolutamente nulla. Il supposto “sovranismo” si è sciolto come neve al sole nel più consono alter-europeismo ‘made in USA’ (fintantoché i carolingi non saranno più ‘accoglienti’…) ed il fantasmagorico “nazionalismo” è il sottile velo che malamente copre appetiti locali di classi lombardo-venete desiderose di transitare in una piattaforma macro-regionalista di circolazione più proficua degli sghei/schei (denaro).

Al netto di un lungo argomentare di esempi, l’obiettivo leghista del “regionalismo differenziato” è infatti la quintessenza della negazione della sovranità nazionale e allo stesso tempo della correlata introiezione ideologica della frantumazione degli Stati-nazione politicamente periferici nell’Unione Europea, con relativa integrazione di porzioni di esso nella sfera carolingia (franco-tedesca).
Insomma, la verniciatura “sovrana” e “nazionale” (nel senso di “italiana” e non più fantasmagoricamente padana) del decantato nuovo corso della Lega salviniana è sempre stata una colossale mistificazione per chi avesse l’occhio attento ai contenuti programmatici. Ci si è presentati “nazionali” proprio per realizzare il tradizionale obiettivo della Lega Nord di transizione in una macro-regione carolingia. Oggi detta verniciatura “sovrana” e “nazionale” si sta scrostando platealmente nel suo essere in sintonia con una prospettiva di implosione/frantumazione dell’Italia non sgradita alle ambizioni di potenza franco-germaniche e di inserimento del nord Italia in una macro-regione satellitare della Germania (leggasi: in condizioni ‘sudiche’, in senso geografico e di trattamento ‘sociale’, con una facilmente prevedibile forte forbice interna di interessi di classe).

Ora, resta un interrogativo che invitiamo a sciogliere: nella variegata (quantunque fortemente ridimensionata) “sinistra” (“moderata”/”radicale”), nella ancora ben più modesta area del cosiddetto “patriottismo costituzionale”, perché si ha interesse a reiterare, nonostante tanti riscontri a contrasto, questa bufala cosmica della Lega salviniana “sovranista” e “nazionalista”?

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

Referendum autonomista un anno dopo: quali snodi attorno al Veneto


Alberto Bagnai: Milano ladrona, Berlino non perdona

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Il lato oscuro del regionalismo differenziato

Nella retorica delle forze politiche –tutte– che a vario titolo hanno sostenuto le iniziative referendarie autonomiste in Veneto e Lombardia (22 ottobre 2017) era sotteso un messaggio che si può riassumere in questi termini: “sostenere il referendum autonomista è comunque un elemento positivo per tutto il Paese perché avvicina i cittadini alle scelte politiche e in prospettiva porterà a maggiore efficienza con una responsabilizzazione degli enti regionali rispetto alle risorse dei loro territori: le regioni del Nord sono maggiormente ‘pronte’ e quindi è giusto che inizino questo percorso”. Tra l’altro questa era la retorica agitata dalla ‘democratica’ Emilia Romagna supinamente accodatasi ai leghisti veneti e lombardi.

Ora, al di là del fatto che nessuna emancipazione sociale è possibile all’interno del quadro vincolistico eurounitario né che mai è stato in discussione alcuno sganciamento dalle politiche neoliberiste derivanti da tale istituzione, c’è un elemento assolutamente sottovalutato, cioè che l’iniziativa fosse stata concepita come apertamente secessionista.
Andiamo con ordine.

All’inizio del 2014 gruppi indipendentisti veneti lanciano la votazione on line plebiscito.eu per domandare l’indipendenza del Veneto. Zaia si schiera a favore dell’iniziativa e spiega a chiare lettere come intende proseguirne il solco e, nei fatti, la legittima. 

In quello stesso anno si tiene il Basta Euro Tour di Claudio Borghi in concomitanza con la campagna per le elezioni europee, con una tappa anche a Treviso. A quell’appuntamento partecipa anche Luca Zaia, con un intervento che dice meglio di chiunque altro la strumentalità delle posizioni ‘eurocritiche’ della Lega, che in realtà è da sempre un partito vassallo della Germania e della sua orbita di dominio:

Poche settimane dopo viene emanata la legge regionale del Veneto 16/2014 con inequivoco titolo: “Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto” .

Tale legge, naturalmente, cadde sotto la scure della Corte Costituzionale con la sentenza 118/2015, di cui si cita il passaggio chiave: “Una iniziativa referendaria che, come quella in esame, contraddica l’unità della Repubblica non potrebbe mai tradursi in un legittimo esercizio del potere da parte delle istituzioni regionali e si pone perciò extra ordinem”.

Non solo quindi il brodo di coltura secessionista è evidente fin dalla genesi dell’operazione quanto, anche, la funzionalità di tale processo all’integrazione sovranazionale e all’attrazione delle aree del Nord Italia nella prospettiva di renderle dei satelliti del blocco economico-politico neocarolingio.

C’è un passaggio, però, su cui si richiama l’attenzione: l’agitazione dell’interesse ‘nazionale’ sbandierato dalle forze politiche dominanti per sdoganare le politiche austeritarie e l’adesione alla gabbia liberista dell’Unione Europea sono un mero paravento. Quando concretamente si tratta di contrastare dinamiche disgregative dell’unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5 Costituzione), provengano esse dall’interno come dall’esterno, le connivenze della nostra classe dirigente con i blocchi dominanti europei o atlantici non mancano di palesarsi.

“Indipendenza” rifiuta questo stato di cose, anzi è attivamente impegnata per organizzare politicamente il contrasto a questa nuova, inedita, modalità disgregativa del nostro quadro istituzionale, politico ed economico.

Indipendenza
14 febbraio 2019

La bozza dell’intesa da roars.it 

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Indipendenza è stata, fin dalle prime battute della campagna referendaria (estate 2017), una delle pochissime organizzazioni apertamente schieratesi per il NO al referendum autonomista in Veneto e Lombardia, così come all’analogo processo avviato dall’Emilia Romagna, promuovendo una campagna di controinformazione sia attraverso iniziative pubbliche sia attraverso la pagina facebook .  Prima di Natale una sintetica messa a punto ad un anno di distanza.

Una primogenitura che intendiamo evidenziare alla luce degli allarmi ultimamente espressi da settori dei sindacati del comparto scuola da organizzazioni politiche della sinistra, da singoli esponenti intellettuali, da centri di studio.

Apprezziamo questi interventi e prese di posizione e ribadiamo la disponibilità a co/promuovere iniziative di opposizione ma altrettanto non possiamo che stigmatizzarne la tardività e la parzialità: la tardività perché durante la campagna referendaria sono stati lasciati dilagare la Lega e i suoi messaggi, permettendo a tale partito di egemonizzare il disagio delle regioni del Nord incassandone il correlato dividendo elettorale su temi oggettivamente urgenti (alleggerimento della pressione fiscale per i ceti territorialmente vincolati, crisi dei servizi pubblici locali che, nonostante la vulgata, colpisce pesantemente anche il Nord Italia, restringimento del credito bancario a famiglie e imprese etc..), parzialità perché nelle forze che stanno criticando il processo di differenziazione in atto nulla viene detto sul ruolo dell’Unione Europea e sul fatto che, senza metterne in discussione le linee d’indirizzo pro mercato e sostanzialmente a uso e consumo del blocco Nord Europeo (Germania in primis), nessuno dei problemi del Nord verranno risolti, anzi il processo di disgregazione nazionale in atto è funzionale a disarticolare un potenziale concorrente del blocco dominante europeo.
Anche nelle critiche che stanno emergendo, quindi, l’impianto vincolistico comunitario ispiratore della riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 (l.cost.3/2001), nella quale appunto gli ‘statuti differenziati’ sono stati introdotti, non è oggetto di critica specifica, circoscrivendo il dibattito ad una caricaturale competizione fra il Nord e il Sud Italia, come se ci fosse una divaricazione di necessità e bisogni: l’urgenza a ogni latitudine è la liberazione dal giogo euroatlantico. Il resto sono chiacchiere.

Va detto, in questo senso, che tutti i partiti hanno espresso il loro assenso a quello che è stato impostato come un plebiscito e una successiva ‘differenziazione’ orchestrati per dirottare il malcontento verso ‘Roma’ anziché verso Bruxelles e Francoforte, due piccioni con una fava: distogliere dal vero problema la parte più ricca e popolosa del Paese e indirizzare su un binario morto le rivendicazioni di cambiamento. Il giogo europeo non sarà scalfito in nulla dal processo di differenziazione avviato, anzi; mentre si sproloquia di ‘tutela del Made in Italy’ e delle produzioni tradizionali, di sostegno alle piccole e medie imprese, di avvicinare la politica ai territori, si viene attratti nell’orbita di una organizzazione politica, l’UE, costruita su misura per le multinazionali, lontanissime dal modello di impresa del Nord Italia, rendendo le istituzioni locali –in ragione dei vincoli di finanza pubblica– dei meri notai dei desiderata europei, sostenendo la più supina omologazione culturale ed economica nel nome della deregolamentazione del mercato.

Come dicevamo durante la campagna elettorale, nel commentare l’iniziativa dei ‘governatori’ (Zaia e Maroni): il vero governatore ha inserito il pilota automatico, facendo riferimento alla lapidaria frase di Mario Draghi. Senza mettere in discussione il progetto di integrazione europea, nessun cambiamento ed emancipazione sono possibili, a Nord come a Sud.

Indipendenza

30 gennaio 2019

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Referendum autonomista un anno dopo: quali snodi attorno al Veneto

Zaia annuncia il ‘regalo di Natale per i veneti’: il percorso di differenziazione dello Statuto arriva in Consiglio dei Ministri. Chiunque fosse dotato delle basilari capacità di analisi politica avrebbe potuto capire che dietro la carnevalata del ‘referendum autonomista’ dello scorso anno ci fosse ben altro rispetto alle smanie di protagonismo di Zaia e sodali. Oggi il quadro si sta delineando in modo molto chiaro: strade (Pedemontana su tuttecontro ferrovie, istruzione regionalizzata e di fatto smantellata (qui il dossier di Roars , e questo sempre sul tema istruzione qui il nostro precedente comunicato) ma, non da ultimo, i risvolti nazionali della vicenda. La critica, ovviamente, non è da rivolgere primariamente alla Lega, quanto all’insipienza rinunciataria degli astensionisti, in particolare ‘progressisti’ con la puzzetta sotto il naso, oltre che con gli utili idioti del SI (PD, FI, M5S…). Questo articolo di Mauro Ammirati è interessante, forse un po’ troppo filogovernativo, ma coglie determinati passaggi del processo in atto.

Noi naturalmente manteniamo attiva la pagina del comitato per il NO al referendum autonomista che abbiamo promosso e invitiamo sempre lettori e simpatizzanti a unirsi nella lotta contro i veri usurpatori, del Nord come del Sud: UE, BCE, FMI, WTO e NATO. Essendo appena uscito il numero 45 della rivista, invitiamo ad acquistarlo, richiederlo e diffonderlo.

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Al referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto vota “NO”

Indipendenza per il NO al referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia

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Referendum autonomista in Veneto: quali evoluzioni per la scuola pubblica

Per noi di Rivista Indipendenza la scuola e tutto il sistema della formazione è un asse fondamentale per il riorientamento politico/economico del Paese e per l’articolazione di un’alternativa di società (si veda al proposito ‘Capitalismo globalizzato e scuola’, secondo titolo della nostra collana bibliografica ). Dobbiamo pertanto dar conto, con il massimo della stigmatizzazione, degli esiziali sviluppi sul fronte della pubblica istruzione conseguenti al processo di ‘differenziazione’ dello Statuto della Regione Veneto, nel solco della plebiscitaria affermazione del ‘SI’ al referendum del 22 ottobre 2017, volto ad attuare l’art. 116 Costituzione così come novellato dalla pessima riforma del 2001 (L.Cost.3/2001, modificativa del Titolo V, Parte II Costituzione), nella prospettiva di dar vita a una regione a ‘statuto differenziato’.

Riportiamo alcuni stralci della presa di posizione di USB Scuola

Per quel che riguarda l’istruzione, la proposta è sostanzialmente la regionalizzazione completa di scuola e università: programmi, tassazione, ricerca, personale. Questo significa che la regione avrebbe totale arbitrio in tutte le decisioni che riguardano l’istruzione, indipendentemente da quello che accade nel resto del paese.[…] È chiaro che non possiamo che respingere questa proposta per molti motivi, tutti di enorme portata.

In primo luogo, siamo di fronte alla violazione più completa del principio solidaristico e di redistribuzione su base nazionale, per cui chi produce più ricchezza potrà tenerla per sé, impoverendo chi è già più debole. Una legge del genere permetterebbe di avere tanti sistemi di istruzione quante sono le regioni italiane, creando evidenti sperequazioni e differenze di opportunità tra i bambini e i giovani del paese. L’autonomia in fatto di programmi ci fa pensare a programmi piegati alle esigenze del sistema produttivo dei diversi territori; non è un caso che le proposte partano da quelle regioni dove il sistema produttivo ancora tiene e che evidentemente ritengono di potersi liberare della “zavorra” delle regioni del Sud o, in generale, più impoverite, restando agganciate alle nazioni centro e nord europee e al loro sistema economico. […] Ci preoccupa moltissimo l’idea che il personale diventi regionale, per molte ragioni: in primo luogo perché, come nel DDL Pittoni per l’istituzione del domicilio professionale, ci leggiamo il vecchio progetto leghista delle gabbie salariali e la volontà di impedire alle persone di trasferirsi, ovvero impedire ai docenti del sud di tornare nelle terre d’origine. Ma la regionalizzazione del personale ci preoccupa anche perché si concretizzerebbe in una perdita di retribuzione, visto che tradizionalmente il settore regionale (quello della Formazione Professionale) ha stipendi più bassi di quello dei docenti statali. Inoltre, la regionalizzazione dei titoli e delle vie di accesso alla professione docente potrebbe comportare esiti paradossali e pericolosi.

Infine, non ci sembra affatto che i settori che già sono in carico in gran parte alle regioni, come la sanità, ne abbiano risentito positivamente: allungamento dei tempi d’attesa, proliferazione di centri privati, aumento dei ticket, gravi episodi di corruzione, come recentemente dimostrato dal caso Formigoni.”

Noi siamo stati fra i promotori attivi della Campagna per il No al referendum dello scorso anno , al quale invece le forze politiche, tanto di maggioranza che di opposizione, hanno tributato una acritica accondiscendenza se non un aperto supporto, e tutt’oggi  manteniamo la nostra pagina su facebook che invitiamo a seguire, specie chi risieda nelle regioni Veneto e Lombardia per proseguire la lotta iniziata un anno fa contro quello che è un vero e proprio attacco alla dimensione solidaristica nazionale senza in nulla mettere in discussione i vincoli strutturali della dipendenza derivanti dalla filiera euroatlantica (UE/BCE, NATO, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio-WTO).

Sovranità, indipendenza, liberazione!

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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