Secessione dei ricchi: una conclamata fandonia

Alcune sere fa, durante la videoconferenza di Indipendenza sul regionalismo differenziato, citavo il fatto che la retorica della ‘secessione dei ricchi’ rispetto al Nord Italia fosse una enorme bugia.
Evidenziavo il fatto che sarebbe sufficiente andare in un centro della Caritas per rendersi conto di quale sia la realtà anche in una zona ‘ricca’ come il Veneto.
Indicativo in questo senso che stasera proprio il direttore della Caritas di Treviso venga oggi intervistato da TG2000 sul drammatico crollo delle condizioni materiali di vita di larghi strati della popolazione. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.
 

Alberto Leoncini, Treviso

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Tappezzeria, frasi di circostanza per mascherare uno stato di cose ormai incontrovertibile: i livelli di governo subnazionali e transnazionali (euroregioni) sono parte essenziale e imprescindibile di quel disegno di disarticolazione della dimensione nazionale cui il federalismo europeo mira.
D’altro canto i balbettii dell’inquilino del Quirinale sul regionalismo differenziato e sulle spinte centrifughe ormai conclamate non solo da parte del Nord Italia -si veda ad esempio l’intendimento della Sicilia di portare il giudizio di Cassazione in Sicilia e non più a Roma, notizia passata totalmente sotto silenzio e che potrebbe portare in futuro a celebrare i processi per mafia in Sicilia, laddove si arrivasse anche ad avere sezioni penali oltre alle civili, con tanti saluti alla retorica su Falcone, Borsellino e le vittime della mafia- non sono casuali reticenze o sottovalutazioni, segnano un’accondiscendenza nei fatti a un modello che pretende la fine dello Stato unitario e del quadro di legalità costituzionale per fornire la libera agibilità alle forze economiche nel nome della ‘competizione fra territori’.
Lo svuotamento della dimensione statuale verso l’alto (Unione Europea) e verso il basso (regioni e amministrazioni decentrate) sono le due facce della medaglia liberista: porre fine alle prerogative fondamentali (moneta, imposizione fiscale, politica doganale e commerciale, amministrazione della giustizia…) per porre fine ai diritti sociali su base generale e universalistica (scuola, sanità, previdenza sociale, mobilità…) delegandone l’attuazione a enti che strutturalmente sono impossibilitati ad attuarli non essendo appunto dotati di sovranità: contro queste dinamiche Indipendenza continuerà a non far mancare la propria voce in ogni sede di intervento.

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Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

Mattarella: nella NATO e nella UE senza ‘se’ e senza ‘ma’

Draghi-Mattarella: Italia in amministrazione controllata

Veto e disvelamento euroatlantico di Mattarella

Gli avvertimenti euroatlantici del Quirinale

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

Fra subalternità e scenari in evoluzione: anatomia del fenomeno Ciampi

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Per il ritiro di qualunque autonomia differenziata: verso l’incontro con il ministro Boccia

L’Esecutivo del Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata si è riunito a Roma il 15 febbraio 2020, a poche ore dalla comunicazione ricevuta dal ministro Boccia che ha fissato un incontro per ricevere una delegazione del Comitato, il 17 marzo prossimo.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le dichiarazioni del governo che intendono tranquillizzare in merito al contenuto della Legge quadro, all’esclusione di alcune materie/funzioni dai processi di Autonomia differenziata, alla pre-condizione che le Intese con le Regioni possano avvenire solo dopo la definizione dei LEP e, più in generale, alla garanzia che l’Autonomia differenziata possa essere attuata nel rispetto dell’unità della Repubblica. Fonti sindacali e di movimenti come le Sardine hanno riferito di queste rassicurazioni che il governo avrebbe dato, anche modificando il disegno di Legge quadro presentato a novembre.
Noi stiamo però ai fatti: ad oggi nessuna modifica alla Legge quadro è stata resa pubblica, nessuna rassicurazione ha trovato riscontro.
Non possiamo dunque commentare le indiscrezioni o le dichiarazioni fatte, che non si appoggiano su dati certi. Ancora una volta, invece, constatiamo che l’iter dell’Autonomia differenziata non viene portato al dibattito pubblico, in modo trasparente, così da permettere alle/i cittadine/i, alle associazioni, ai sindacati e ai comitati come il nostro di partecipare alla discussione e di intervenire con iniziative tempestive.
Per questo, nel rilanciare il nostro Appello al governo e ai parlamentari per il ritiro della Legge quadro, che nella sola versione circolata finora apre la porta ai peggiori pericoli di divisione del Paese e dell’unità della Repubblica, chiediamo al Governo che qualunque novità stia intervenendo venga resa pubblica al più presto. Ciò al fine di permettere a tutte/i di esercitare i propri diritti democratici, che non si limitano al voto in occasione di qualche tornata elettorale, ma si esplicano nella conoscenza di quello che il Governo e il Parlamento preparano e discutono, per potersi organizzare liberamente nel contrastare o sostenere i processi in corso.
Sarà sulla base dei fatti che potremo valutare le eventuali novità.
Nel frattempo, consideriamo che l’appuntamento fissato dal ministro Boccia ad una nostra delegazione rappresenti un fatto molto importante, un primo risultato del nostro lavoro, dei documenti prodotti, delle assemblee nazionali realizzate, della costituzione di 40 Comitati di scopo territoriali, delle mobilitazioni messe in atto a dicembre e a gennaio.
Questo segnale ci incoraggia a proseguire il lavoro, sia a livello di Esecutivo Nazionale, sia a livello locale con i comitati di scopo, che si stanno rivelando il migliore strumento per far conoscere il pericolo alle/i cittadine/i e contrapporre ad esso l’unità della mobilitazione, dal sud al nord, nel miglior spirito di partecipazione democratica e di solidarietà tra le zone del Paese.
Le oltre 100 assemblee locali che si sono svolte, grazie al lavoro di decine di attivisti, rappresentano un risultato e un punto di partenza. Occorre proseguire in questa direzione anche per promuovere la partecipazione alla elaborazione di un documento che definisca le nostre posizioni rispetto alla fase attuale del dibattito e ulteriori forme di mobilitazione nazionale.
Si decide di lanciare sin d’ora una nuova Assemblea Nazionale, riservandosi di definire la data in funzione dell’evolversi della situazione e dei risultati dell’incontro con il ministro Boccia.
Roma, 15 febbraio 2020
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Il 29 marzo 2020 il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

Tempismo come scelta politica. Si terrà il 29 marzo il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Dopo che l’Ufficio Centrale per i Referendum della Corte di Cassazione ha dichiarato l’ammissibilità del referendum confermativo, il governo è stato celere nell’individuare la prima data utile possibile come da ‘tempi tecnici’ previsti per legge. Praticamente tra due mesi. In fretta e furia. Tempi strettissimi per rendere meno agevole possibile l’informare adeguatamente la popolazione sulla portata di questo referendum.
Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e, peraltro, dei salassi (accettati) di ben più grave portata di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.).

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:
– meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;
– compresse le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’ ed i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni), in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;
– si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi ai vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione);
– aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Indipendenza farà la sua parte nella campagna referendaria collegando questa questione al NO all’autonomia differenziata, al NO ad un’Italia in pezzi e marca meridionale del direttorio euro-carolingio (franco-tedesco) per continuare a costruire una resistenza ed una prospettiva di liberazione per un’altra idea di Italia e di società.

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

Trattandosi di referendum confermativo a norma dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum di validità (chi vota decide!). 

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Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

La pessima riforma relativa al taglio dei parlamentari che ha avuto il suo architrave nel Movimento 5 Stelle, sostenuta a geometria variabile da tutte le principali forze politiche nel corso delle varie letture (Lega prima, PD e satelliti, poi, senza scordare Fratelli d’Italia che vantava sui social il suo appoggio “determinante”), dimostra quanto caricaturali siano le differenze fra le forze politiche euroatlantiche dello scenario italiano.

A tale ceto politico si dovrebbe anzitutto chiedere conto dei ‘costi’ pagati dalla popolazione italiana per l’adesione al quadro sistemico euroatlantico: un prezzo da far impallidire le risorse indirizzate al funzionamento delle istituzioni pubbliche. Privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione… lungo è l’elenco di politiche derivanti da quella filiera che hanno portato alla prostrazione economica e sociale attuale.

Vi è però un elemento di merito che salda indissolubilmente il rifiuto della riforma costituzionale con l’opposizione al regionalismo differenziato su cui Indipendenza è attivamente impegnata: il fatto che, riducendo i parlamentari, aumenta il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica.
Un fatto non indifferente se si pensa che nelle prime tre votazioni è richiesta una maggioranza dei due terzi per l’elezione, ma dalla quarta è sufficiente quella assoluta (art. 83). Tradizionalmente le amministrazioni regionali sono state sempre orientate a destra e non è difficile leggere cosa ciò implichi alla luce delle mire maggioritarie mai nascoste né dalle destre né, altrettanto, dal PD, sullo sfondo della prospettiva di referendum promosso dalla Lega nell’ottica di spazzare via la quota proporzionale nel sistema elettorale.

Non è certo un mistero, poi, che le forze conservatrici se non apertamente reazionarie del Paese, oggi trainate dall’accoppiata Salvini-Meloni, abbiano da sempre avuto di mira il controllo della presidenza della Repubblica, possibilmente con l’introduzione del presidenzialismo: una certa vulgata giornalistica, tutt’altro che disinteressata, ha trasmesso l’idea che tale figura sia una sorta di carica onorifica per politici a fine carriera, ma la realtà e la pervasività dei poteri del Presidente sono tutt’altro che secondari seppure esercitati storicamente con sensibilità molto diverse.
C’è però un elemento che differenzia il Presidente della Repubblica dagli altri organi costituzionali: è l’unica istituzione del nostro ordinamento che non sottostà alla divisione dei poteri, compartecipando difatti di funzioni in tutti e tre i fondamentali poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) ed proprio a ciò che quelle forze puntano, poter intervenire su ogni versante della vita istituzionale attraverso una figura che sia espressione di quella cultura politica. Un encomio, quindi, va al Movimento 5 Stelle che ha ricoperto il ruolo di utile idiota con impeccabile zelo, non prima di essersi rimangiato con disinvoltura praticamente tutte le promesse (opposizione alla TAV, TAP, questione ILVA, programma F-35, collocazione internazionale dell’Italia in particolare rispetto ai vincoli derivanti dall’Unione Europea…) fatte nella fase di trionfante ascesa nel consenso.

Tralasciando il fatto che, con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione), è evidente che il taglio vada inquadrato nel più generale svuotamento dello Stato nazionale in favore dell’Unione Europea e degli altri enti sovranazionali verso l’alto, e delle regioni verso il basso.

Lungi dall’essere un fatto aritmetico, quindi, questa riforma modifica in modo sensibile la costituzione materiale contribuendo a quella deformazione della natura parlamentare che, in teoria, dovrebbe esserci propria ma che da almeno tre decenni subisce attacchi frontali sul piano del riparto delle competenze fra Stato e regioni (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo), della devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea e, non da ultimo, tramite l’affiancamento agli organi elettivi delle ‘autorità indipendenti’ espressione immediata e diretta delle culture istituzionali sovranazionali con amplissimi poteri al di fuori del controllo democratico e della responsabilità elettorale. In altri termini, sempre meno democrazia e sempre meno rappresentativa.

Questi saranno i temi che Indipendenza intende portare nella campagna per il NO al referendum costituzionale, snodo di una più ampia serie di iniziative finalizzate alla mobilitazione contro il modello dominante. È in tal senso importante che si coordino le individualità e le organizzazioni che, con varie sensibilità, intendono rovesciare gli attuali rapporti di forza ambendo a un assetto sociale ed economico su basi radicalmente rinnovate rispetto alle attuali.

Indipendenza
12 gennaio 2020

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Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

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Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Una settimana di mobilitazione contro ogni autonomia differenziata

Nell’ambito della settimana (13-18 gennaio 2020) di mobilitazione del Coordinamento nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata,

a Roma, Presidio sotto la sede cittadina della Regione Lazio.

GIOVEDI 16 GENNAIO ore 15,30 Piazza Oderico da Pordenone

> scarica e diffondi il il volantino contro ogni autonomia differenziata in pdf

volantino 1volantino 2

No all’autonomia differenziata: il volantino diffuso nella mobilitazione

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

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Roma, 7 gennaio: programmazione e organizzazione contro l’autonomia differenziata

A Roma martedì 7 gennaio 2020

  •  alle ore 18,00, in via Ostiense 152, riunione organizzativa dei Comitati romani di Scopo “Per il ritiro di ogni forma di autonomia differenziata” ed esame della bozza di documento/piattaforma sulla questione Lep (livelli essenziali delle prestazioni). Giovedì 16 gennaio 2020 è prevista una giornata di mobilitazione nazionale con presidi sotto i palazzi delle Prefetture e delle Regioni promossa dal Comitato nazionale.
  • alle ore 20,30, in via Pullino 1 (vicino alla fermata Metro B “Garbatella”), riunione di Indipendenza su aspetti di politica interna/internazionale e organizzazione prossime azioni/iniziative.

No all’autonomia differenziata: il volantino diffuso nella mobilitazione

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

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No all’autonomia differenziata: il volantino diffuso nella mobilitazione

Il volantino (fronte retro, A 5) sull’autonomia/regionalismo differenziato diffuso in diverse città italiane dagli oltre cento (ad oggi) Comitati di Scopo Locali, innervature nel Paese del “Coordinamento per il ritiro di qualunque autonomia differenziata”, al cui interno Indipendenza porta il suo contributo.

>>scarica e diffondi il pdf del volantino per il no all’autonomia differenziata

Una settimana di mobilitazioni per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Nessuna descrizione della foto disponibile.

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Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

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Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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Trasporto pubblico, autonomia differenziata e disintegrazione dell’Italia

Nato come commento ad un articolo sull’ennesimo caso di privatizzazione dei servizi pubblici, nella fattispecie quello del trasporto a Milano alla fine è uscita una riflessione che è bene socializzare più largamente, e non limitare ad una delle pagine dedicate di Indipendenza. La ripropongo integralmente:

Letto! Che dire, vanno avanti come un rullo compressore.
È necessario collegare anche questa questione del trasporto, quindi le relative realtà di lotta contro le privatizzazioni, con il “Coordinamento per il ritiro di qualunque autonomia differenziata” e le sue articolazioni, i Comitati di Scopo Locali. Tra le materie regionalizzabili previste dall’art. 117 della Costituzione riformata al Titolo V, infatti, c’è pure il trasporto (a tutto campo, peraltro: “…porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione…”).

È indispensabile unire le forze.
Battersi contro ogni autonomia differenziata è la quintessenza della questione nazionale nella sua declinazione politica attuale (unità della Repubblica, sovranità, indipendenza dai vincoli di sudditanza euro-atlantici) connessa alle sue tante e significative ricadute sociali (scuola, sanità, ambiente, lavoro e tutte le restanti materie –in totale 23– previste all’art. 117).
Con il regionalismo differenziato d’ispirazione eurounionista, la disintegrazione dell’Italia ‘dal basso’ (‘dall’alto’ ci sta pensando l’Unione Europea con i suoi Trattati, ed ora c’è anche il MES…) ed il suo ritornare ad essere una “espressione geografica”, come rilevò il cancelliere austriaco Metternich nel 1847, è nelle cose, all’ordine del giorno, e con lei andrà gambe all’aria anche quello che resta dei diritti sociali e dell’uguaglianza di trattamento già fortemente compromessi da decenni di adeguamento alle normative e direttive europee. Altro che art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”!

C’è da interloquire (scrivendo o parlandoci direttamente) con le realtà di lotta operanti negli ambiti di cui sopra per invitarli a far parte del Coordinamento, segnalando l’importanza dell’operare insieme. Per restare solo in tema di trasporto, è quello che è in corso d’opera a Roma, grazie all’esperienza di Indipendenza nel coordinamento di cui ha fatto parte per il NO al referendum su ATAC del novembre dell’anno scorso (un NO alla sua definitiva e completa privatizzazione ed un SI’ ad una sua trasformazione in Azienda Speciale pubblica, una rivendicazione che di per sé può concorrere a ‘fare mentalità’ e a fungere, in prospettiva, da cortocircuito politico per tutta una serie di ‘anelli’ collegati, impianto vincolistico eurounionista in primis). Questione, questa, che a Roma si pone con rinnovata urgenza, stante la recentissima sentenza del TAR.

Insomma, è necessario che, ai fini di cui sopra, l’azione politica di Indipendenza continui ad esplicarsi anche come lavoro di raccordo tra realtà sociali e politiche sparse. E circoscrivendo lo spettro, possibile che forze che si ritengono “sovraniste” ancora tentennino operativamente ad intervenire in tema? Possibile che Indipendenza sia riuscita a portare localmente, nel Coordinamento, grazie alla rete di relazioni in continua crescita, militanti di altre organizzazioni “sovraniste”, ma ancora non ci si impegni a fondo –come organizzazioni– su una questione così decisiva che mette a rischio il futuro, l’esistenza stessa dell’Italia come Stato?

***

Come ha sempre sostenuto Comitato ATM Pubblica, gli appetiti delle cordate politico-affaristiche sono stuzzicati e non certo inibiti dalla salute dei bilanci delle imprese di trasporto pubblico. In questo senso Milano e Roma sono, come si sarebbe detto in altri tempi, ‘unite nella lotta’ a ennesima dimostrazione che qualsiasi dinamica ‘differenziatrice’ sia solo funzionale alla replicazione del modello euroatlantico dominante. Gli assi strutturali pro mercato e pro privatizzazioni sono comuni a ogni latitudine dello stivale e contro questi ultimi va organizzato il più esteso fronte a partire dalle vertenze locali fino all’iniziativa politica di rigetto di ogni autonomia differenziata, declinazione interna del processo di disgregazione dello Stato nazionale come luogo dei diritti sociali. Segnaliamo a tal proposito questo contributo di Attac Italia.

 

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Roma/Atac: quali insegnamenti dalle chiusure della metro

 

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Una settimana di mobilitazioni per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Si conclude domani la settimana di mobilitazione (dal 9 al 14 dicembre; qui il calendario delle iniziative nei diversi paesi e città) indetta sul territorio nazionale dal Coordinamento per il Ritiro di Qualunque Autonomia Differenziata.

“Indipendenza”, che vi ha aderito sin dai primi passi (assemblea costituente del 7 luglio scorso), è attiva nei Comitati di Scopo Locali. Cogliamo l’opportunità per invitare simpatizzanti ed estimatori a dare il loro contributo di pensiero e d’azione all’interno di detti Comitati.
Da lunedì si continua, ovviamente, con i presidi, le assemblee, le iniziative in/formative, i volantinaggi, eccetera. Si passerà anche per i cortei, crescendo questa ‘massa critica’ di adesioni.

Si tratta di una lotta di importanza cruciale con ricadute allo stato imprevedibili per la valenza che la connota, ‘generalista’ ma allo stesso tempo particolare per la pluralità degli ambiti non secondari che investe. A ben vedere c’è in sé un legame, un nesso inscindibile tra riconquista dei diritti sociali e sovranità politica a tutto campo, che va in rotta di collisione con l’entità più «di destra», più anti-nazionale ed anti-sociale che è il baraccone europeo con le annesse variegate compiacenti compagini governative di complemento locale.

Oggi per accelerare il raggiungimento dell’obiettivo –da molti anni in essere per il tramite della UE– di disgregazione della sovranità dello Stato nazionale e di progressivo smantellamento delle conquiste sociali, come spinta dal basso s’intende operare con l’avvio a pieno regime dell’Autonomia Differenziata/Regionale (qualunque sia la forma iniziale oggi, con il tempo sarà accentuata) e dall’alto si continua ad operare tramite le istituzioni europee ed ora anche tramite il MES, il Meccanismo (eufemisticamente definito) di Stabilità Europeo.
Prendere coscienza della posta in gioco è preliminare, farlo agendo è fondamentale.

Sovranità, indipendenza, liberazione!

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Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

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